piero gentilini

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Da una presentezione di Giuseppe Giannantonio:

- catalogo febbraio '99 "Dall'anima all'immagine" -

...Tutti i soggetti di Gentilini, siano essi scorci paesaggistici o

temi architettonici , campagne o marine, composizioni di oggetti

o costruzioni fantastiche, sono quasi sempre immersi in un'immobile

atmosfera contemplativa e vivono in una dimensione rarefatta di

sogno, perchè carichi, spesso, di struggente nostalgia e di pathos

poetico.

E' il risultato di un processo di purificazione, per cui dalla materialità

delle cose si risale alla loro essenzialità, all'idea che le ha generate.

Il soggetto, perciò, non si esaurisce nella sua rappresentazione visiva o

nel solo compiacimento estetico, ma deve essere superato per diventare

un richiamo a ritornare alla vera realtà, che è quella dell'io interiore.

E così si incontrano, contemplandosi, i due momenti ideali del cammino

che l'arte di Gentilini percorre: dall'anima all'immagine, dall'immagine

all'anima.

E' il cerchio perfetto, in cui l'anima è insieme il punto di partenza e il

punto di arrivo dell'operazione artistica....

Giuseppe Giannantonio.

Da una recensione di Giuseppe Selvaggi:

...Scontato che ci troviamo dinanzi ad una capacità nell'attualizzare

la difficile, in apparenza facile, arte dell'acquarello.

Gentilini arriva a vertici del dire sentimenti e, paesaggio o corpo,

facendo dell'acquarello pittura totale.

Scontato di trovarci con una forza di intelletto organizzativa nel

meditare e realizzare le apparenze spontanee.

Piero Gentilini ha la sicura capacità poetica di raggiungere l'astrazione

che è poi lo scopo dell'Informale, tramite una umanissima verità: come

siamo....ci offre un giardino segreto in cui nascondere la presenza del

corpo con l'operazione opposta al nascondere: indicarlo.

Ciò vale per una tale operazione, cioé la figurazione tradizionale,

innalzata a lirico racconto dell'universalità delle forme, sino alla

loro esplosione, Piero Gentilini la attua ovunque ferma la tensione...

Giuseppe Selvaggi.   

Da una recensione di Renato Civello:

...La preferenza accordata a questo difficile mezzo espressivo,

l'acquarello, che ha fatto tremare artisti di vasta notorietà per le sue

rischiose e non corregibili devianze - anzitutto le sbavature e le

concrezioni involontarie - e per la complessità del rapporto fra la cromia

e la sostanza materica dell'aspetto evocato, indica insieme scelta

d'amore e una sicura capacità di dominio che induce la "sintassi" a farsi

da tramite di legittimazione per il respiro emotivo e per gli itinerari

paralleli della intelligenza e della spiritualità.

In effetti, in questi "dipinti" - perché tali sono a pieno titolo e rovesciano

l'opinione, scorretta nell'ordine filologico e nell'ordine propriamente

creativo, di un genere subalterno - il suggerimentointerno si coniuga

armoniosamente con la chiarezza e la congruità dello stile.

La fluidità della impaginazione, orientata a determinare una visione

realistica ma decisamente non calligrafica nel rifiuto di qualsiasi ozioso

dettaglio, dichiara che Gentilini possiede, a monte, un disegno di

calibrato impianto che senza dubbio ha concorso, per quanto riguarda

le connessioni globali dell'ambiente, alla fruibilità della scenografia

teatrale curata dall'artista.

Nobiltà e autonimia dell'acquarello, dunque.

Una misura gratificante che esime dal chiamare in causa, volendo

trovare il massimo della resa evocativa, l'acquarello inglese del

Settecento e del primo Ottocento.

Sono, queste di Piero Gentilini, figurazioni spontaneamente filtrate per

una consuetudine antica e rinsaldata da progressivi affinamenti e

comparazioni formali.

I raggiungimenti del linguaggio sono qui, davanti ai nostri occhi....

Di tutto rispetto, vorrei concludere, la presenza artistica di Piero Gentilini.

Un'arte che non pretende, ma si offre "intera", nella sua costruttiva

freschezza, senza remore e senza mediazioni arbitrarie.

Renato Civello.

a una recensione di Maria Teresa Palitta:

...Il sogno è implicito nella contemplazione, la quale fluisce come

nettare: lavare il mondo o partire dalla citta' distrutta, godere l'ombra

dei pergolati o immergersi nelle acque terse; lodare i capolavori

di un'epoca o mostrare l'eleganza di un corpo, fornisce all'Autore

quel principio balsamico che caratterizza lo stile.

...Piero Gentilini vive in virtù della vita per la quale intona la sua lode;

una lode basata sulla sobrietà individuale, che si incastona -

come una perla vivente - nell'essenza globale.

Nella moltitudine sceglie geometrie e sembianze con le quali

organizzare il concreto, perché egli è autentico e osa raffigurare

la vita nelle fasi armoniche. Non si lascia distrarre dalla decadenza.

Preferisce avanzare, come i profughi nella città distrutta. Lo sguardo

stupefatto di un solo individuo che fissa le mura decomposte e ha un

nodo di rimpianto.

Difficile stabilire la bellezza di un casolare o di un terrazzo invaso

dal sole, se questi indicano il patrimonio dell'intelletto, il quale

opera dove ama e non si cura d'altro se non di spargere i semi che

fecondano l'essere.

Così si forma il giardino delle "temperanze" con le quali il suono si fa

canto.

Non solamente arte.

Maria Teresa Palitta.